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lunedì 16 luglio 2012

Il cardinale Carlo Maria Martini ha celebrato i sessant’anni di sacerdozio

Il cardinale Carlo Maria Martini
ha celebrato i sessant’anni di sacerdozio
L'arcivescovo emerito di Milano è stato ordinato prete il 13 luglio 1952 a Chieri in provincia di Torino. Il Cardinale Martini ha dato impulso agli studi biblici con la lectio divina e la Scuola della Parola, ha fondato la Cattedra dei non credenti e la Scuola di formazione alla politica.




 DALLA DIOCESI DI MILANO
L’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola e tutta la Chiesa ambrosiana si stringono al cardinale Martini e gli esprimono affetto e riconoscenza per il suo lungo ministero sacerdotale speso come annunciatore della Parola, in particolare come pastore della Chiesa di Milano.
Quale migliore augurio chiedono con la preghiera al Signore che continui a sostenerlo nel suo servizio presbiterale alla Chiesa e al mondo.
Ad esprimere i sentimenti di tutti è monsignor Erminio De Scalzi, vescovo ausiliare di Milano e segretario di Martini dal 10 febbraio 1980 quando fece il suo ingresso a Milano come nuovo Arcivescovo.

Eminenza,
recentemente Ella ha ricordato i 60 anni trascorsi dalla sua ordinazione presbiterale, avvenuta il 13 luglio 1952. In occasione di questa ricorrenza penso di interpretare il pensiero di tutti se, sfidando la sua proverbiale riservatezza, le dico che le vogliamo sempre molto bene. Suscita commossa gratitudine pensare che ben ventidue anni del suo lungo ministero sacerdotale Ella li ha vissuti a Milano, come Vescovo e Pastore: anni di tale intensità umana e spirituale, da fissarsi indelebilmente nel cuore di ogni milanese.
Ho conservato una sua lettera, del 26 febbraio u.s., nella quale Lei ha risposto così ad un giovane che Le chiedeva se avesse paura del silenzio in questa particolare fase della vita: “Non ho paura del silenzio. Mi vado chiedendo tuttavia cosa voglia dirmi il Signore con questa crescente difficoltà che da un lato sto combattendo, dall’altro sto accettando. Invoco il patrocinio di Papa Wojtyla, perché il suo gesto più umano fu quello di battere il pugno sul tavolo quel giorno in cui ebbe l’evidenza di non poter più comunicare a voce con la gente. Lui sa quanto sia faticoso non poter esprimere verbalmente ciò che si ha nel cuore. Sono ancora, quindi, in viaggio e come ogni viaggio vedo e sperimento cose nuove. Sento che si tratta di una condizione che apre a orizzonti misteriosi“.
Eminenza, in questo viaggio Lei non è solo: moltissimi preti, religiose, religiosi e semplici fedeli La ricordano con affetto nella preghiera di ogni giorno. La ricorda con stima e riconoscenza anche quella parte della società civile con la quale Lei ha saputo mirabilmente dialogare, aiutando tutti a riconoscere il non credente e il credente presenti nel cuore di ogni persona. Tutti le siamo debitori perché ci ha insegnato che è possibile ascoltare – anche nel frastuono della nostra metropoli – la Parola di Dio.
L’augurio è che per Lei sia possibile trovare la forza, i tempi e le modalità per comunicare ancora a lungo con la chiesa e con il mondo.
Grazie Eminenza, e moltissimi auguri.
Monsignor Erminio De Scalzi
Vescovo ausiliare di Milano

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