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martedì 7 agosto 2012

Enzo Bianchi: vi spiego cos'è (oggi) il Male - Intervista su Panorama a Enzo Bianchi

Su Panorama dialogo (esclusivo) con il monaco che non porta la croce e da quasi 50 anni accoglie, nella sua comunità di Bose, uomini e donne d'ogni credo

Il padre, stagnino, promise alla madre che non avrebbe mai portato con sé sui tetti l’unico figlio, ad aggiustare grondaie. Era però scritto che Enzo Bianchi salisse in alto, in piena umiltà, e rischiasse del suo per gli altri, e ascendesse per poi discendere, le mani sporche di cosa buona. È quello che viene da pensare trovandoselo di fronte, la voce che già racconta chi è l’uomo: calda, profonda, autorevole, con una raschiatura sul fondo, costante. Enzo Bianchi è un gigante con il volto da elfo. E quando l’elfo parla, il silenzio ovunque si fa grato, perché questo dottore in misericordia, con la laurea in economia in tasca e Dio nell’anima, è un intellettuale finissimo, un religioso puro,priore della comunità monastica di Bose (Biella) da lui fondata nel ’65, aperta a uomini, donne, protestanti, ortodossi, cattolici: qualcosa di rivoluzionario in tempi di integralismi religiosi e di nazionalismi antirazziali. Scrive libri, pareri; raramente si concede per festival e tv, quasi mai per interviste.
Fra le parole a lui più care c’è "parresia", dal greco, il coraggio di parlare, la libertà di dire. Bianchi ammette fatiche ("La cella all’inizio è una prigione, con la sua solitudine"); ricorda ferite inferte ("Mio padre era un anticlericale, si sentì tradito dalla mia scelta. Mia madre, morta quando avevo 8 anni, era molto credente, invece"); si misura col dubbio ("Si fanno domande a Dio e da giovani si sentivano subito le risposte"); e, senza paura, guarda in faccia i volti del male.