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venerdì 31 maggio 2013

Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta e la libertà della gioia. (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano 
31 maggio 2013
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco e la gioia nello Spirito

Il cristianesimo è religione della libertà e della gioia. Lo ha detto Papa Francesco nell'omelia della messa del mattino parlando di Elisabetta e Maria e di Gesù al tempio.

E' proprio lo Spirito che ci guida: Lui è l'autore della gioia, il Creatore della gioia. E questa gioia nello Spirito, ci dà la vera libertà cristiana. Senza gioia, noi cristiani non possiamo diventare liberi, diventiamo schiavi delle nostre tristezze. Il grande Paolo VI diceva che non si può portare avanti il Vangelo con cristiani tristi, sfiduciati, scoraggiati. Non si può. Questo atteggiamento un po' funerario, eh? Tante volte i cristiani hanno faccia di andare più ad un corteo funebre che di andare a lodare Dio ...

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... Il modello di questa lode, e di questa gioia, è ancora una volta la Madre di Gesù. “La Chiesa – ricorda Papa Francesco – la chiama “causa della nostra gioia”, Causa Nostrae Letitiae. Perché? Perché porta la gioia più grande che è Gesù”: “Dobbiamo pregare la Madonna, perché portando Gesù ci dia la grazia della gioia, della libertà della gioia. Ci dia la grazia di lodare, di lodare con una preghiera di lode gratuita, di lode, perché Lui è degno di lode sempre. Pregare la Madonna e dirle come le dice la Chiesa: Veni, Precelsa Domina, Maria, tu nos visita, Signora, tu che sei tanto grande, visita noi e donaci la gioia!”.


Le reti del servizio civile e del disarmo scrivono ai parlamentari: aiutateci a festeggiare il 2 giugno nello spirito della Costituzione.


Le reti del servizio civile e del disarmo scrivono ai parlamentari: 
aiutateci a festeggiare il 2 giugno nello spirito della Costituzione.

Un nuovo passo verso la riscoperta della Festa della Repubblica come giorno di celebrazione di tutte le forze vive che costruiscono quotidianamente il patrimonio positivo del nostro Paese. In questo senso si deve leggere l’invio, da parte delle stesse reti e realtà che nei giorni scorsi hanno scritto in tal senso al Presidente Napolitano, di una lettera a tutti i Senatori e Deputati dell’attuale Parlamento.

Forti del sostegno di oltre cento organismi che hanno supportato fin dall’inizio questa iniziativa (e le adesioni alla lettera per la Presidenza della Repubblica sono in aggiornamento sui siti delle realtà promotrici) la Rete Italiana per il Disarmo, la Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, il Forum Nazionale per il Servizio Civile, il Tavolo Interventi Civili di Pace e la Campagna Sbilanciamoci hanno deciso di coinvolgere anche i rappresentanti diretti dell’elettorato italiano.

La lettera sottolinea fin dal principio, con lo scopo di comunicare il senso delle iniziative che avranno luogo in occasione del 2 giugno, che il sistema democratico italiano affonda le proprie radici nella Costituzione, in cui vanno ricercati i veri elementi ispiratori per celebrare la Festa della Repubblica e i pilastri fondanti della nostra società.

Da ciò le realtà promotrici traggono la convinzione, sottoposta direttamente ai Parlamentari, che “non risponda né alla lettera né allo spirito della nostra Costituzione celebrare la Festa della Repubblica con una parata militare” ma che vadano al contrario trovati modi più fedeli alla nostra Carta fondamentale. Eppure, nonostante qualche ipotesi di risparmio, non si andrà a toccare il dispiegamento di reparti armati nel cuore di Roma.

Non ci spaventa in sé la sfilata militare, ma ci preoccupa il suo essere simbolo delle consistenti spese militari che il nostro paese sostiene, compreso il progetto di acquisto dei cacciabomabardieri F-35 a capacità nucleare: una scelta contro la Costituzione che, tra l'altro, sottrae rilevanti risorse pubbliche alle tante necessità attuali (lavoro, sanità, istruzione, cultura, ricerca, protezione, pensioni, ecc.). E' una contraddizione divenuta ormai incomprensibile per la gran parte dell'opinione pubblica” affermano le realtà promotrici nella lettera inviata pochi giorni fa.

Le alternative potrebbero essere molte e più indicate alla Festa della Repubblica, ad esempio con la presenza delle forze del lavoro, dei sindacati, delle categorie delle arti e dei mestieri, degli studenti, degli educatori, degli immigrati, i bambini con le madri e i padri, delle ragazze e dei ragazzi del servizio civile, dei disoccupati che lavoro non trovano. L’invito ai parlamentari è quindi quello di prendere posizione esplicita ed istituzionale attraverso un voto nelle due Camere, sulle modalità di celebrare la Festa della Repubblica.

Nella lettera si conferma poi l’intenzione di celebrare in modo civile e disarmato il 2 giugno. Sia nei territori locali di tutta Italia, sia nei luoghi dell’Emilia colpiti dal recente terremoto (in particolare con ragazze e ragazzi in servizio civile) che a Roma in piazza San Silvestro dove in una manifestazione pubblica che avrà luogo dalle 11.00 alle 14.00 MUNIverranno premiate alcune categorie di cittadini che onorano quotidianamente la Costituzione. Alcune sedi di servizio civile, che per tanti giovani sono scuole di impegno civile e solidale, terranno le porte aperte per far conoscere a tutta la cittadinanza queste realtà vive, così come diverse sedi delle associazioni aderenti alle reti promotrici. L’invito ai parlamentari è dunque quello di visitare in quel giorno tali luoghi per celebrare il 2 giugno in piena obbedienza costituzionale.

giovedì 30 maggio 2013

INDUSTRIA BELLICA E POLITICA - Appello di Alex Zanotelli: ARMI E TANGENTI, QUANTO AI PARTITI?

L’inchiesta giudiziaria della Procura di Napoli su Finmeccanica, il colosso italiano che ingloba una ventina di aziende specializzate nella costruzione di armi pesanti, mi costringe a porre al nuovo governo Letta e al neo-eletto Parlamento alcune domande scottanti su armi e politica. Questa inchiesta, condotta dai pm. V. Piscitelli e H. John Woodcock della Procura di Napoli (ora anche da altre Procure), ci obbliga a riaprire un tema che nessuno vuole affrontare: che connessione c’è tra la produzione e vendita d’armi e la politica italiana? E’ questo uno dei capitoli più oscuri della nostra storia repubblicana.

Appello di padre Zanotelli affinché il parlamento, con una commissione d’inchiesta, faccia chiarezza sui rapporti oscuri tra industria armiera e finanziamento illecito ai partiti. Rapporti che emergono in diverse inchieste giudiziarie. Non ancora reso pubblico il Rapporto annuale sull’import ed export dei materiali d’armamento, che doveva essere diffuso per legge dal governo a fine marzo.

"La Chiesa come famiglia di Dio - La Chiesa è famiglia in cui si ama e si è amati." Papa Francesco udienza 29.05.2013

"La Chiesa come famiglia di Dio" 
Papa Francesco
udienza 29.05.2013


Papa Francesco, anche con la pioggia, ha voluto salutare
 i fedeli presenti in Piazza S. Pietro - 29.05.2013

Papa Francesco ha iniziato oggi all'udienza generale un ciclo di catechesi sul mistero della Chiesa, a partire dal tema della Chiesa come famiglia di Dio. 



La Chiesa, ha detto il Papa, nasce dal desiderio di Dio di chiamare tutti gli uomini alla comunione con Lui, per uscire dall'individualismo, dalla tendenza a chiudersi in se stessi e ci chiama a far parte della sua famiglia. Tutta la storia della salvezza è la storia di Dio che cerca l'uomo, gli offre il suo amore, lo accoglie. Ancora oggi qualcuno dice: "Cristo sì, la Chiesa no". Ma è proprio la Chiesa che ci porta Cristo e che ci porta a Dio; la Chiesa è la grande famiglia dei figli di Dio. Certo ha anche aspetti umani; in coloro che la compongono .. ... Pastori e fedeli, ci sono difetti, imperfezioni, peccati, anche il Papa li ha e ne ha tanti, ma il bello è che quando noi ci accorgiamo di essere peccatori, troviamo la misericordia di Dio, il quale sempre perdona. Non dimenticatelo: Dio sempre perdona e ci riceve nel suo amore di perdono e di misericordia. Alcuni dicono che il peccato è un’offesa a Dio, ma anche un’opportunità di umiliazione per accorgersi che c’è un’altra cosa più bella: la misericordia di Dio. Pensiamo a questo. ..

Leggi il testo integrale:
UDIENZA GENERALE del 29 maggio 2013


GUARDA IL VIDEO INTEGRALE 



mercoledì 29 maggio 2013

Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta e «la grazia di non essere una Chiesa a metà cammino, una Chiesa trionfalista, dei grandi successi»... (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano 
29 maggio 2013
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco contrastare la tentazione del trionfalismo

Dobbiamo contrastare la tentazione di avere una Chiesa trionfalista, nella quale però è assente la Croce ed è assente Gesù. Lo ha notato Papa Francesco nell'omelia della messa del mattino.

Il trionfalismo nei cristiani, ferma i cristiani. E una Chiese trionfalista, è una Chiesa a metà cammino, una Chiesa che è felice così, ben sistemata - ben sistemata! - con tutti gli uffici, tutto apposto, tutto bello, eh? Efficiente. Ma una Chiesa che rinnega i martiri, perché non sa che i martiri sono necessari alla Chiesa per il cammino di Croce. Una Chiesa che soltanto pensa ai trionfi, ai successi, che non sa quella regola di Gesù: la regola del trionfo tramite il fallimento, il fallimento umano, il fallimento della croce ...

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Il Credo nei mosaici di Monreale - puntata del 26/05/13

Il Credo nei mosaici di Monreale
- puntata del 26/05/13 -



Programma di TV2000 "Il Credo nei mosaici di Monreale", di Sandro Magister e padre Innocenzo Gargano, monaco camaldolese. In dodici puntate come i dodici apostoli, di mezz'ora ciascuna. 
La trama è il "Credo", l'abc della fede cristiana, con le forme, i colori, la luce di quel capolavoro unico al mondo che sono i mosaici di Monreale.La storica dell'arte Sara Magister ne illustrerà la "lettera" mentre padre Innocenzo ne svelerà lo "spirito", accompagnandoci all'interno stesso del duomo. Un'avventura senza eguali, dai primordi della creazione, all'avvento di Gesù, alla celeste Gerusalemme. Il programma è una produzione Run To Me Film per Tv2000. La cura è di Francesca Romana Pozzonelli. La regia dei filmati realizzati nel Duomo di Monreale è di Davide Gambino per la Run To Me Film; la regia di studio è di Edoardo Pacchiarotti per Tv2000.


"Salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente"
La sesta puntata è dominata dal mosaico dell'Ascensione. L'ascesa di Gesù al cielo ha la forma di una nuova creazione, che investe e rigenera il mondo. Gli apostoli vi assistono attorno a Maria, immagine della Chiesa. La trasfigurazione di Gesù sul Tabor l'ha prefigurata, la risalita dagli inferi l'ha inaugurata. Il Gesù che ascende al cielo è lo stesso che tornerà alla fine dei tempi. Per lui il trono è già preparato, con sopra i simboli della croce gloriosa, albero della vita eterna.

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Il Credo nei mosaici di Monreale - puntata del 19/05/13



LA CHIESA POPOLO DI DIO: FRATERNITÀ E POVERTÀ IN CRISTO di Alberto Neglia, ocarm

LA CHIESA POPOLO DI DIO: 
FRATERNITÀ E POVERTÀ IN CRISTO

di Alberto Neglia, ocarm


Pubblicato su “Horeb –Tracce di spiritualità” 64 - n. 1/2013



       "Il 21 novembre 1964, veniva approvato dai Padri conciliari, uno dei documenti più significativi del Vaticano II: la costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium (= LG). L’impressione che si ricava, leggendo questo documento, è quella di una vera rivoluzione copernicana, infatti, si abbandona la tradizionale chiave di lettura della Chiesa come società perfetta (una gerarcologia) e se ne offre una nuova: si pensa la Chiesa originariamente come “mistero”, che scaturisce dalla Trinità, e immediatamente in contiguità la si presenta quale “popolo di Dio”. 
         In sostanza il primo capitolo della Lumen Gentium ci dice che la Chiesa è mistero che scaturisce dalla Trinità. Il secondo capitolo prospetta la veste esterna del mistero della Chiesa e pone la domanda: chi é Chiesa nella storia? La risposta è: tutti i credenti immersi in Cristo con il battesimo. ...

           ...Essere fratelli in Cristo è anch’esso evento affascinante ma impegnativo, è dono e conquista nello stesso tempo. Chiede al credente la docilità ad accogliere nella propria esistenza lo Spirito di Gesù che ci rende fratelli, ma poi, anche la pazienza di saper tessere nel nostro quotidiano esperienze appassionanti attorno alla Parola che affratella. Farsi fratelli in questo modo significa accogliere, attraverso l’ascolto della parola il respiro di Cristo nella propria vita e, animati da Lui, vincere le riserve insite nella nostra creaturalità “rampante” (che era presente anche tra gli Apostoli: cf. Mc 10,35-45) e nelle mode culturali di arrivismo e di dominio per guardare all’altro non come a un concorrente, da ridimensionare, ma come a un fratello da amare e da servire, come a colui che dà senso alla propria vita. 
        La fraternità cristiana, quindi, è il frutto di un esodo e di un cammino di liberazione dal proprio narcisismo per accogliere e farsi carico degli altri. La fraternità evangelica, che i Padri conciliari hanno sempre come orizzonte, quando ne parlano nei testi del Vaticano II, non è un orticello, ristretto a un gruppo di privilegiati, non è limitata alla Chiesa, ma si allarga, con lo sguardo di Dio, all’infinito nel desiderio di fare di tutto il mondo una sola famiglia illuminata e guidata dallo stesso Padre.  ... (Alberto Neglia, ocarm)

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martedì 28 maggio 2013

Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta: "il pagamento del discepolo"... (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano 
28 maggio 2013
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco indica la via della sequela di Gesù

Seguire Gesù vuol dire seguire la sua strada, non per il potere ma con la testimonianza e il servizio. Lo ha ribadito Papa Francesco nell'omelia della messa del mattino.

"Se si segue Gesù come una proposta culturale, si usa questa strada per andare più in alto, per avere più potere. E la storia della Chiesa è piena di questo, cominciando da alcuni imperatori e poi tanti governanti e tante persone, no? E anche alcuni - non voglio dire tanti ma alcuni - preti, alcuni vescovi, no? ..."

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La speranza vince sul male. Grazie don Gallo. Il saluto di don Luigi Ciotti, don Vitaliano Della Sala e Carmelo Musumeci.


La speranza vince sul male. 
Grazie don Gallo. 
Il saluto di don Luigi Ciotti, 
don Vitaliano Della Sala e Carmelo Musumeci.



Intervento di Don Ciotti


Tanti applausi hanno interrotto più volte l'intervento di Don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, che ha preso la parola durante i funerali di Don Andrea Gallo, nella Chiesa del Carmine, a Genova.


".... Non ha temuto di sporcarsi le mani, non ha mai giudicato le persone dalle etichette... Ha cercato Dio nei poveri e negli ultimi. Non ha temuto di sporcarsi le mani, non ha giudicato le persone. Ha cercato Dio, eccome l'ha cercato... Sono i poveri, gli ultimi, quelli che fanno più fatica che ci aiutano ad incontrare Dio, che ci mettono in discussione, che ci indicano la strada... Grazie per le porte che hai aperto e che hai lasciato aperte in quel segno condiviso di una Chiesa che accoglie... 
Don Gallo sacerdote, sapeva cercare nell'umanità del Vangelo la piattaforma comune per cercare tutto ciò che ci unisce. E voi lo sapete che non ha mai distinto nel suo accogliere tra credenti e non credenti, persone con strade e percorsi diverse, ma non faceva sconti a nessuno! Soprattutto a chi sceglieva l'indifferenza e la delega. E se oggi siamo in tanti qui davanti a lui, perché? Perché lui ha vissuto il battesimo! E non ha mai chiesto le credenziali di fede a nessuno! Era, però esigente e voleva che tutti e ciascuno imparassero a stare alla tavola dei poveri, dobbiamo stare alla tavola dei poveri, tutti! ... E' vero che il male urla forte, ma la speranza urla più forte! ... ciao don Gallo!!!"

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Caro don Gallo…
"... Temo che siano in molti, purtroppo anche nella gerarchia ecclesiastica, a non aver capito, o a non voler capire, che lottare per i diritti umani significa lottare per i diritti umani di tutti i calpestati, per tutti i diritti umani calpestati. Ci hai testimoniato che non ci sono lotte per i diritti dei rossi e lotte per i diritti dei neri o dei bianchi: i diritti hanno tutti i colori e nessuna ideologia. E ci hai insegnato che solo alla scuola dei poveri, degli esclusi, dei calpestati dovrebbero sedersi in silenzio quelli che comandano. E da essi imparare che l’unica vera linea di demarcazione che esiste fra gli esseri umani è quella tra oppressori e oppressi, tra coloro che calpestano e quelli che sono calpestati, tra chi lancia bombe economiche e finanziarie e chi se le vede esplodere addosso, tra chi può usare impunemente ogni arbitrio e chi si vede negati anche i più elementari diritti..." (don Vitaliano Della Sala)
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Il saluto di un uomo ombra a Don Andrea Gallo, 
Primo Firmatario contro l’ergastolo.

È da poco calata la sera dentro la mia cella e il blindato è già chiuso, ho appena saputo dalla televisione della tua morte. E le ombre dentro questo buco si sono fatte più fitte.Ciao Don Gallo, oggi sono un uomo ombra ancora più triste, la tua partenza lascia un altro vuoto nella mia vita e nel mio cuore.
Non ti ho mai conosciuto di persona e non ho mai avuto tanta simpatia per i preti dopo tutte le botte che ho preso da loro in collegio da piccolo, ma tu eri uno di quelli che da grande mi hanno fatto venire dei dubbi.
Tu, Don Gallo, prete di strada, prete degli ultimi, non avevi esitato a metterti dalla parte dei cattivi e colpevoli per sempre, degli ergastolani ostativi.
Quando ti ho chiesto di aiutarmi a far conoscere che in Italia esiste la “Pena di Morte Viva”, l’ergastolo ostativo ad ogni beneficio, che fa morire in carcere un uomo senza la compassione di ucciderlo prima, tu sei stato davvero uno dei primi che ha aderito e il tuo nome è in prima pagina nella lista dei Primi Firmatari dell’iniziativa “Firma contro l’ergastolo”... (Carmelo Musumeci)
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Il saluto di un uomo ombra a Don Andrea Gallo, Primo Firmatario contro l’ergastolo 



Lettera di Alessandro D'Avenia a «3P». Un santo vero: carne, ossa e fuoco

Caro 3P, ti hanno fatto beato, anzi no, ti hanno proclamato beato, perché beato già lo sei. 'Santo': ti rendi conto?
Quando qualcuno ti diceva provo­catoriamente «monsignore» tu ri­spondevi con una colorita espres­sione palermitana: «A tto’ patri», «A tuo padre». Così, dalle nostre par­ti, si rimanda al mittente un’offesa. Non ti piaceva quell’epiteto, per­ché non facevi il sacerdote per ac­quisire cariche, ma per portare ca­richi, servire, sapevi che la parola sacerdote non ha gradazioni. È as­soluta. 
E se ti avessero detto «santo», chis­sà come avresti reagito... Eppure o­ra te lo posso dire. Sei santo e la tua risposta scanzonata coglierebbe pure nel segno, perché il Padre no­stro è veramente l’unico a essere santo e noi siamo solo dei poveracci vestiti da re dal più grande stilista, che se veste così l’erba del campo figuriamoci l’uomo. 
Camminiamo per strada, con i no­stri vuoti fisici e morali, con le no­stre debolezze, stanchezze, paure e dubbi, eppure siamo santi. Siamo santi tutti e non lo vogliamo capi­re, santi per immagine e somi­glianza, santi per grazia e vocazio­ne. Siamo tutti santi. I primi cri­stiani si chiamavano così fra loro: santi. Noi a queste cose non ci crediamo più, noi cristiani adulti di og­gi. Pensiamo che i santi siano solo quelli dei santini. Cose da bigotti. Invece i santi sono carne, ossa e fuoco. 
Io ho avuto la fortuna di conoscerne di persona due, fatti di questi materiali. Il primo è stato Giovan­ni Paolo II. Il secondo sei tu. Lui e­ra un gigante e del gigante aveva la voce cavernosa. Tu eri piccolo e a­vevi la voce tenue. Lui veniva dal nord Europa, con i suoi occhi az­zurri come ghiacciai, tu venivi dal sud dell’Europa, con i tuoi occhi marroni come le scarpe che tuo pa­dre riparava. Non vi assomigliava­te affatto, eppure siete beati en­trambi. Come tutti, per vocazione, ma voi più di tutti, per risposta pie­na a quella chiamata, a quella gra­zia che è Fuoco. Averti conosciuto mi mette la san­tità a portata di mano e memoria...

Leggi tutto: Il tuo «salotto»​ era strada e scuola di Alessandro D'Avenia


lunedì 27 maggio 2013

Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta: le ricchezze sono un impedimento... (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano 
27 maggio 2013
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco: la cultura del benessere ostacola la fede

La cultura del benessere e il fascino del provvisorio sono gli ostacoli che ci impediscono di seguire davvero Gesù. Lo ha spiegato il Papa nell'omelia della messa del mattino.

"Lui è il signore del tempo, noi siamo i signori del momento. Perché?..."

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SS. TRINITA’ - (C-2013) Riflessione di Gianfranco Ravasi

SS. TRINITA’ - (C-2013) 
Riflessione di Gianfranco Ravasi

Letture:
At 2,1-11;
Sal 103 (104);
Rm 8,8-17;
Gv 14,15-16.23-26






Il card. Gianfranco Ravasi conclude la sua interessante riflessione ricordando questa frase di Goethe:
"La felicità suprema del pensatore è sondare il sondabile e venerare in pace l’insondabile."




Omelia di P. Aurelio Antista (video)


SS. TRINITA' (ANNO C)
26/5/2013

Omelia di P. Aurelio Antista 
Fraternità Carmelitana
 di Pozzo di Pozzo di Gotto


L'evangelista Matteo conclude il racconto del suo vangelo presentandoci questa scena: Gesù, il Risorto, dopo essersi manifestato più volte ai suoi discepoli, dice loro "Andate io vi mando in tutto il mondo affinché annunciate il Vangelo a tutte le creature battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ecco io sono con voi fino alla consumazione dei secoli". Gesù il Risorto dopo la Pentecoste, dopo il dono dello Spirito che costituisce la Chiesa in modo ufficiale, la comunità dei credenti pieni dello Spirito del Signore questa Chiesa che è stata come tale inviata in tutto il mondo ad annunciare il Vangelo e a battezzare, cioè a immergere i credenti nel mistero del Dio che Lui ci ha rivelato, il mistero del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo...

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Fratellini d'Italia


Fratellini d'Italia


Vivono come noi, studiano nelle stesse scuole, contribuiscono al nostro futuro. Ma i minori nati nel nostro Paese figli di extracomunitari non hanno diritto alla cittadinanza.

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domenica 26 maggio 2013

Papa Francesco: "Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, ... è lui che ha vinto, con Cristo Risorto! Lodiamo Dio per la sua luminosa testimonianza e facciamo tesoro del suo esempio!"

"Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare,
 ... è lui che ha vinto, con Cristo Risorto! 
Lodiamo Dio per la sua luminosa testimonianza
 e facciamo tesoro del suo esempio!" 
Papa Francesco


Al  termine delll’Angelus di domenica 26 maggio 2013, papa Francesco ha ricordato la beatificazione di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia.

"...Cari fratelli e sorelle, ieri, a Palermo, è stato proclamato Beato Don Giuseppe Puglisi, sacerdote e martire, ucciso dalla mafia nel 1993. Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile. Educando i ragazzi secondo il Vangelo li sottraeva alla malavita, e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà, però, è lui che ha vinto, con Cristo Risorto. 
(Ha continuato a braccio: "Io penso a tanti dolori di uomini, donne e anche di bambini che sono sfruttati da tante mafie che li sfruttano facendogli fare un lavoro che li rende schiavi con la prostituzione, con tante pressioni sociali. Dietro a questi sfruttamenti, dietro a queste schiavitù ci sono mafie. Preghiamo il Signore perché converta il cuore di queste persone, non possono fare questo, non possono fare di noi fratelli schiavi, dobbiamo pregare il Signore. Preghiamo perché questi mafiosi si convertano a Dio"). 
Lodiamo Dio per la luminosa testimonianza di don Giuseppe Puglisi, e facciamo tesoro del suo esempio!"

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Commento al Vangelo di P. Alberto Maggi OSM -

Commento al Vangelo di P. Alberto Maggi OSM


 SS. TRINITA’
 26 maggio 2013

Vangelo: Gv 16,12-15


"Nel discorso di addio ai suoi Gesù dice: “Molte cose”, letteralmente “molto”, “ho ancora da dirvi”, quindi Gesù assicura che continuerà a parlare anche quando non ci sarà. La sua presenza nella comunità è una presenza reale ed è la presenza del maestro che insegna ai suoi.
“Ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”. Perché Gesù dice questo? Perché può comprendere il messaggio di Gesù solo chi, come lui, è pronto al dono della propria vita per gli altri. E i discepoli ancora non sono arrivati a questo livello. .." (P. Alberto Maggi OSM)

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sabato 25 maggio 2013

"Il Vangelo è rivoluzionario! Questo il messaggio che P. Puglisi ci lascia" prof. Savagnone


"Il Vangelo è rivoluzionario! 
Questo il messaggio che P. Puglisi ci lascia"
prof. Giuseppe Savagnone


25 MAGGIO 2013. Un applauso commosso ha salutato le parole della lettera apostolica letta dal cardinale De Giorgi davanti a una folla di 100 mila fedeli al Foro Italico di Palermo. La sua festa si celebrerà il 21 ottobre. L'omelia del cardinale Romeo: «La mano mafiosa che l'ha assassinato ha liberato la vera vita di questo chicco di grano e lo ha donato martire al mondo intero».

"Il Vangelo è rivoluzionario! Questo il messaggio che P. Puglisi ci lascia" ...
Noi ci dobbiamo domandare: Cosa posso fare io per cambiare il mondo attorno a me? ...
prof. Giuseppe Savagnone 

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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n.21 di Santino Coppolino

Rubrica
Un cuore che ascolta - lev shomea'
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica
di Santino Coppolino




Vangelo: Gv 16,12-15








Solo chi è pronto a dirigere la propria vita verso il bene dei piccoli, degli ultimi, degli oppressi, può entrare in sintonia con Gesù, e con Lui portare il peso di una esistenza spesa nell'Amore che ci fa responsabili gli uni degli altri. La Chiesa sarà pronta soltanto dopo avere contemplato il suo Maestro e Signore essere assassinato con una morte terribile e infamante, e solo dopo aver ricevuto, ai piedi della croce, in Maria e l'apostolo che Gesù amava, lo Spirito Santo, quello Spirito che la abiliterà a testimoniare l'Amore infinito di Dio per ogni Suo figlio "fino alla fine" e "fino agli estremi confini della terra". 
Gesù sulla croce non ''spirò'' ma "PAREDOKEN TO PNEUMA--CONSEGNO' LO SPIRITO", così scrive l'evangelista Giovanni, lo Spirito che ha guidato l'esistenza del Nazareno, ora guida la Chiesa verso la Verità tutta intera, Verità che è Fedeltà al progetto di Dio sull'umanità, in Cristo Gesù.

"Pino Puglisi, dono per la Sicilia e per il mondo" di Bartolomeo Sorge - " Il 25 maggio a Palermo" di Maurilio Assenza - I PROGRAMMI IN TV SU DON PUGLISI

"Pino Puglisi, 
dono per la Sicilia e per il mondo"
  di Bartolomeo Sorge SJ

Oggi 25 maggio padre Giuseppe Puglisi verrà proclamato beato. A vent’anni dal suo assassinio per mano della mafia, una rilettura del suo operato e della sua figura ci aiuta a non dimenticare che la lotta alla mafia prosegue ancora oggi. 
In cosa padre Puglisi è stato “segno dei tempi” per la sua terra e per il mondo?
Cosa della sua testimonianza di vita ancora oggi ci può ispirare a proseguire sul cammino da lui iniziato?

Don Pino Puglisi "... Ovunque abbia operato, ha messo in pratica l’ascolto e l’impegno per affermare i valori del Vangelo, incarnandolo fattivamente nel tentativo di sottrarre le persone, soprattutto giovani e bambini, all’influenza della mentalità mafiosa, intesa come qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi, impegno che ha finito con il decretare la sua condanna a morte. 
... Il parroco di Brancaccio, ucciso dai killer mafiosi, è il classico chicco di grano evangelico che, cadendo in terra e morendo, produce molto frutto. I suoi assassini si erano illusi di farlo tacere. Di fatto, uccidendolo, ne hanno amplificato la voce e la testimonianza. Per l’ennesima volta, la mafia è caduta nell’errore di pensare che gli ideali si possano spegnere a colpi di lupara. Così, paradossalmente, grazie a quella barbara esecuzione, padre Puglisi, prima conosciuto solo da pochi, si è trasformato in un simbolo per tutti; la Chiesa intera si è sentita interpellata dal fenomeno mafioso, denunciandone apertamente e con forza l’incompatibilità con il Vangelo e ribadendo la scomunica per quanti vi aderiscono. Sono soprattutto le giovani generazioni che si sentono ispirate dal suo esempio a reagire spiritualmente e fattivamente. Padre Puglisi infatti, in conseguenza della sua beatificazione, ormai non appartiene più solamente al quartiere Brancaccio, né solo a Palermo e alla Sicilia. Appartiene alla Chiesa universale. La sua vicenda non è più soltanto personale, ma si iscrive nel contesto più ampio dei “segni dei tempi” che orientano profeticamente il cammino della comunità cristiana. (Bartolomeo Sorge SJ)

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Pino Puglisi, dono per la Sicilia e per il mondo (SCARICA IL FILE PDF)


"La vita sacerdotale di don Pino Puglisi fu scelta totale verso i più deboli, gli indifesi e i poveri, in un tempo in cui le povertà vecchie e nuove aumentano. Specie ora, nel tempo che viviamo, la povertà è un problema drammatico. Ma non c’è solo l’aumento delle povertà! C’è evangelicamente da capire cosa significa quest’aumento di poveri per noi, discepoli di Cristo. Perché i poveri per noi sono visita del Signore e “segno dei tempi”. Essi peraltro ci raggiungono non da soli, ma circondati – loro e noi – da «un nugolo di testimoni» che ci aiutano a capire cosa lo Spirito chiede alla sua Chiesa nel suo continuo rinnovare la Pentecoste...
Questo ci insegna ancora oggi Don Puglisi, che è di tutti e riguarda tutti. Non si legano infatti a lui particolari riflessioni pastorali o teologiche o movimenti, congregazioni religiose e nemmeno iniziative (lo stesso centro Padre Nostro si capisce bene solo dentro una vita parrocchiale). Al nuovo beato si legano uno stile, una passione, una fede autentica. E quindi, “ritrovandolo” possiamo rinvigorire la nostra testimonianza e offrire a tutti il lievito del Vangelo. Allora si rinnova la Pentecoste, si attua il Concilio e il Vangelo viene riscoperto «in tutta la sua virtù»! (Maurilio Assenza)

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Il 25 maggio a Palermo - La beatificazione di Don Pino Puglisi

Ecco, in esclusiva, la voce di don Pino Puglisi che pronuncia la celebre frase “Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”. È la prima volta che viene diffuso l’audio originale delle parole che gli costarono la vita... 

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OGGI 25 MAGGIO 2013  IN TV
I PROGRAMMI SU DON PUGLISI

-   Alle 10, 25 su Raiuno 
     Inizierà la diretta da Palermo - Foro Italico - della cerimonia di beatificazione.

Sono attesi almeno 80.000 fedeli da tutta Italia, 100 Vescovi, 700 tra sacerdoti e diaconi provenienti da ogni parte d’Italia, oltre 200 tra personalità del mondo istituzionale.

- Alle 21,10 su Raiuno
   "DON PUGLISI MARTIRE A BRANCACCIO"
In diretta su Rai1, Massimo Giletti con la partecipazione di Luca Zingaretti ricorda la figura di Don Pino Puglisi, il prete di Brancaccio, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993.
A 20 anni dalla morte e in occasione della beatificazione, amici e collaboratori raccontano l’importanza del lavoro diDon Puglisi e la sua battaglia per sconfiggere la mentalità mafiosa.
La serata rientra nelle attività di "Per non dimenticare: la RAI per la legalità", iniziativa che ogni anno cade il 23 maggio, in occasione dell'anniversario della strage di Capaci, ed è stata istituita in ricordo di tutte le vittime delle mafie.


Guarda anche i nostri post precedenti: 


venerdì 24 maggio 2013

Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta: la saggezza cristiana. (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco: sopportare e vincere con l'amore

Sopportare con pazienza e vincere con amore le resistenze interne sono le grazie proprie di un cristiano che chiediamo a Maria Ausiliatrice, di cui oggi si celebra la festa. Lo ha notato Papa Francesco nell'omelia della messa del mattino.

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Addio a don Gallo il “prete di strada”

Se la Chiesa ufficiale, con l'arcivescovo Angelo Bagnasco (che sabato scorso è andato a visitarlo a San Benedetto al Porto), “parlerà” come da prassi in occasione della cerimonia funebre, quella sul territorio si è espressa subito, individuando proprio nel cuore e nella sensibilità verso gli ultimi mostrata da don Gallo quel filo comune che lo ha sempre tenuto legato all'istituzione anche quando protagonismi o provocazioni parevano portare a possibili strappi...
Leggi tutto: "Aveva un cuore da prete"

Il sorriso di don Andrea Gallo è come quel suo sigaro toscano sempre in bocca a fargli compagnia. È contagioso. Irrompe frammenti di parole sacre, quelle che lui ha incarnato nella sua lunga e bella vita. Ho avuto la fortuna di essergli vicino per alcuni lavori editoriali negli ultimi tempi, e proprio in questi giorni parlavamo di De Andrè, il suo amico poeta degli ultimi e dei disperati. Si era commosso proprio quando abbiamo cominciato a riflettere su quella straordinaria canzone-poesia che è “Smisurata preghiera”. Quando parlava di De Andrè si commuoveva sempre, mentre con “Bella Ciao”, la canzone dei partigiani, quella che lui amava cantare nelle osterie e nelle feste di paese, aveva un rapporto più battagliero e ironico. Si sentiva partigiano, non solo da un punto di vista storico. Era un partigiano vero, di parte, e come parte aveva scelto di stare con gli ultimi e i reietti del pianeta.
Lui, ultimo profeta degli sbandati e degli emarginati, non aveva scuse davanti al Vangelo. Gesù parla chiaro, diceva spesso. E la sua Comunità di San Benedetto al Porto ne è l'esempio concreto. Non c'è ultimo della terra che non sia passato per le sue braccia e il suo cuore colmo d'amore: trans, malati di mente, disoccupati, tossicodipendenti, senza tetto, carcerati. La feccia dell'umanità, direbbe qualche benpensante, ma benedetta da Dio. E da don Gallo...

Don Andrea Gallo tra contraddizioni ed eccessi, coerenza e radicalità, un prete che partiva sempre dal basso per ritornaci e ripartire.
Non si comprende la parabola umana e spirituale di don Andrea Gallo se non si cerca di andare più a fondo nella storia religiosa della sua città, Genova. Nel momento del distacco, della fine di una vita quella di don Gallo, consumata tra gli ultimi, i poveri, gli emarginati della società, viene spontaneo chiedersi in quale contesto storico, sociale e religioso il giovane Andrea decise di dedicare la sua vita a Cristo e all’uomo...

Mons. Francesco Montenegro, eletto Presidente della "Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI"

Mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento,
eletto Presidente della 
"Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI"

Nell’ultima Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che si è tenuta a Roma dal 20 al 24 maggio 2013, dedicata all’attenzione per la cura e la formazione degli educatori all’interno della comunità cristiana, mons. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, è stato nominato Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni (CEMI) e della Fondazione Migrantes.

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Intervista a mons.Francesco Montenegro
 al termine dell'incontro con Papa Francesco