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sabato 14 febbraio 2015

Prepararsi alla liturgia domenicale - VI domenica del T.O. - "Sentire il dolore dell’altro" di Antonio Savone

Prepararsi alla liturgia domenicale
VI domenica del T.O.


"Sentire il dolore dell’altro"
di Antonio Savone


La percezione di sentirsi sbagliato: questo era ciò che verosimilmente pativa sulla sua pelle quell’uomo affetto dalla lebbra, la “primogenita della morte” (Gb 18,13). Costretto a vivere in un esilio permanente a motivo della sua infermità fisica, ma ancor più a motivo di pregiudizi culturali e religiosi che lo ritenevano escluso da un percorso di socialità e di santità: l’impuro non avrebbe mai potuto relazionarsi ad alcuno e non avrebbe neppure potuto rivolgersi a Dio, il puro per eccellenza. La sua era la condizione di chi aveva visto tagliarsi tutti i ponti proprio per quella sua impurità. Uomo senza diritti, era una vera e propria zavorra di cui liberarsi in qualche modo. Portava sulla sua pelle il segno di una maledizione divina: quel morbo era sempre ritenuto colpevole (Chissà cosa deve aver compiuto!). Un vero e proprio rifiuto ambulante: oggi noi lo definiremmo “la personificazione del senso di colpa”, quello di chi, toccato nella propria carne, si chiede per quale responsabilità debba patire quella sofferenza.
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Se vuoi… Quanta dignità in queste due parole! Quale delicatezza in quel chiedere senza pretendere! Una malattia e una condizione non avevano distrutto la sua dignità, la stessa che abbiamo visto in questi giorni sui volti di tanta gente provata dal freddo o dall’isolamento ma che non ha perso la dignità da una parte e la voglia di ricominciare dall’altra.

Quel se dice tutta la discrezione di chi chiede qualcosa lasciando però all’altro la libertà di soddisfare o meno la sua richiesta, ma è anche una parola che in qualche modo obbliga l’altro a svelarsi, a dare una risposta. Quel se dice: tu da che parte stai? Penso ai tanti se vuoi con cui le nostre vite si confrontano, il più delle volte non verbalizzati dalle labbra ma espressi da una postura, uno sguardo, un silenzio, una condizione.

Il lebbroso di cui non conosciamo né il volto né il nome è l’uomo, ogni uomo sbalzato a terra dalla carovana troppo rapida e troppo indifferente di un mondo che per preservare la vita, crea condizioni di morte (Quanti terribili tipi di lebbra invalidanti conosciamo oggi? Quante diversità recidono ancora oggi dalla comunità? Quanti muri e frontiere tracciamo come separazioni insanabili oggi? Quanti e quali sono i moderni segnati?). Ogni vita muore se non è toccata, muore di silenzi. Molte vite possono morire per assenza d’incontri.
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